Non ti vuoi fermare.

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Mi ha sempre ferito. L’ho sempre criticata. Guardiamo tutti la cattiveria degli altri. Ma cosa accade quando scopriamo che noi siamo I cattivi?
Ferisco perché sono stata ferita. Non è giusto e pur sapendolo inizio a ferire come una vipera malefica che combatte per la propria sopravvivenza. Le emozioni vengono filtrate da fasci di nervi indemoniati che mi tramutano in quello che non sono mai stata: cattiva. Tremendamente cattiva e cinica provo dispiacere nel provare gusto a ferire. Ferisco. Inisisto. Ferisco e so di far male. Ma continuo e continuo senza riuscire a fermarmi a lanciare frecce di cattiveria pura dritto nel cuore di chi invece mai mi ha ferito. E non dovrei essere sopraffatta dal gusto di tale comportamento eppure insisto ed istigo al pianto con una crudeltà che mi lascia senza respiro. Mi diapiace. Rimango pietrificata e senza parole in cerca di capire il motivo che mi spinge a distruggere la felicità e serenità che gli altri con tanti sacrifici hanno conquistato. Un angelo indemoniato non vuole più calmarsi nel mio petto e quando ci riesce annulla ogni processo che nella mia mente non lascia traccia ma che nella realtà scava crepe profonde. A volte hai bisogno di essere una stronza cattiva.

Odiata Serietà.

Non consideratemi monotona, o una di quelle donne ultra-femministe che pretendono la parità dei sessi in tutto e per tutto. Noi non saremo mai uguali ai maschi, e se per molti aspetti per quanto mi riguarda è un bene, per altri invece sento un profondo fastidio nascere in me. Anni e anni a rivalutare il sesso femminile, per poi ricadere sempre negli stessi preistorici luoghi comuni. Chi dice che una donna se vuole del buon sano divertente e sacrosanto sesso deve per forza essere innamorata di chi ha davanti oppure deve necessariamente rappresentare un mignottone di prima categoria?
Logicamente il fortunato dovrà essere accuratamente scelto, non andiamo a casaccio come spesso fanno alcuni,quelli che ogni buco è un pertugio, noi scegliamo con grande serietà anche un rapporto occasionale, e state pur tranquilli cari u-omini che quando decidiamo di andare a letto con qualcuno senza approfondire una conoscenza umana, lo facciamo tranquillamente, ed anche piuttosto bene, con chiarezza, e sinceramente a volte con una freddezza e cinismo, che supererebbero quelle del più grande scopatore del mondo. Ma la dovete smettere di pensare che chi vuole liberamente vivere la propria sessualità, solo perché possidente di una vagina e di una maggior sensibilità emotiva sia da classificare inevitabilmente come facile, mignottona, cagna, o poco affidabile ….
Le stesse donne tra di loro non capiscono questo! Ma come si fa???? E si pretende poi di essere trattate alla pari…
Tante volte mi sento dire e sento dire ” sei così seria e bella che non posso avere quel tipo di rapporto ..tu sei bella, una donna da presentare alla mamma, da sposare e viverci assieme, ma se devo divertirmi non posso trattarti in questo modo, con una botta e via..tu non sei una di quelle.” ma questo chi lo dice? Sono seria. SERIA perché nella mia vita rispetto ed ho rispettato sempre tutti, anche il mio peggior nemico, ed ho sempre parlato chiaramente alle persone, con diplomazia ed ovvia educazione, che purtroppo ancora continua ad essere carente nella società. Se sono seria, è per questo. Logico, non la do di certo ad un pirla, seleziono anche solo per un rapporto occasionale, e se dico che non voglio avere nessun atteggiamento che porti a creare un legame, lo faccio davvero. E non sono l’unica. Tutti credono che noi donne stiamo in attesa perenne del principe romantico ed azzurro che un giorno verrà, ci salverà e ci proteggerà amandoci in eterno. Si non nego, che le mie aspettative non si discostano tantissimo da questo sogno, però facendo a cazzotti ed i conti con la realtà una inizia anche a ragionare sul fatto che forse forse, essere poco serie, non farsi paranoie, godersi la vita, ed essere un po’ anche zoccola, nell’immediato potrebbe avere i suoi vantaggi, come ad esempio, quello di non essere escluse dalla vita di un uomo fino a quando lui non decide che è vecchio ormai per fare il ragazzino e cercare di conquistare il mondo col suo pene, e che sia arrivato il tempo di sistemarsi. E’ a questo fantastico punto, che nella realtà sembra arrivare ma non è proprio così visto la natura maschile, che possono entrare in gioco le donne come me. E non ci sto più. Anche io voglio fare del buon sesso ed in certi periodi usare i maschi semplicemente come giocattoli, ma non si può perché poi alcuni di loro, sono i primi a formulare giudizi negativi sulla tua reputazione. Quindi, detesto la mia serietà, visto che è estremamente difficile trovare chi se la merita e se voglio stare con un uomo anche solo per un rapporto occasionale, io voglio starci senza per questo perdere nulla, né salute, né amore, né tempo. Libertà sessuale per voi, strameritata libertà sessuale per noi!

Famiglia.

Certi periodi della vita  sono bellissimi altri difficili. Ma quando vicino hai la tua famiglia o le persone a te più care  devi essere grato all’universo sempre e per sempre.

Cenere di sigaretta.

Ho acceso l’ennesima sigaretta della giornata. Ormai è sera. Pensavo mi servisse, invece mentre bruciava lenta mi son ritrovata a guardare un punto fisso nel vuoto. Vuoto. Un vuoto curioso e mai esplorato. Pensare al buio con una sigaretta sembra la cosa più triste in assoluto, nel silenzio di te stessa che pero’ continui incessantemente a non staccare il cervello e tutti i suoi pensieri.

Penso. Sto qui al buio che fumo e penso. Nel silenzio piacevole che ormai è diventato mio amico. Ma come ho potuto farmi questo? Ma cosa mi sta accadendo?

Sto cambiando, sono cambiata, ho lottato e non me ne sono resa neanche conto nel mentre. Dieci anni. Dieci stupidi anni della mia vita a vivere solo per Amore. Ma perché? Chi è quella persona che segue l’amore non distinguendo mai tale sublime sentimento dalla sofferenza e malinconia più totale? Solo una pazza, una stupida e banale pazza potrebbe farlo.

La cenere mi cadeva addosso, come hanno fatto i miei pensieri e turbamenti. Il mio cuore è cambiato. Forse non sarà mai più lo stesso, ed io non sarò più la stessa donna che si riflette e vuole riflettersi negli occhi di un’altro. Pensavo che questo fosse amore, il vero amore. Se non fosse così? Il mio corpo. Il mio corpo ha sofferto ed è mutato, e non lo riconosco più. Sono io che ora seguo lui. La mia mente ed il mio cuore non hanno più potere decisivo. Forse è un bene. Ma come sarà vivere in balia di questo nuovo corpo? Sto cambiando. Non volevo. Ho tentato sempre di rimanere me stessa, ma poi per quale motivo?Vorrei essere più profonda mentre ora sto scrivendo. Ma che senso avrebbe? Sto scoprendo una nuova me. Non dipendo da nessuno. Sento di dipendere finalmente solo da me stessa. Dieci lunghi anni ci sono voluti. Ho amato. Sempre amato immensamente e dato tutta me stessa agli altri. A me solo briciole, scarti e disavanzi. Ho sbagliato.

Amare, fino a perdere le forze. Avere paura dell’abbandono e subirlo, ormai quasi come una non sorpresa per me. Mi son sentita vuota tante volte, mi son sentita umiliata, denigrata. Ma non mi sono mai detta che forse amare non vuol dire soffrire. Magari perché amo troppo. O forse non amo e non ho mai amato per niente. Ho dannatamente adorato le mie sofferenze ed il mio cuore sempre stanco… chissà….

Pensieri nuovi mi gironzolano nella testa. Non ho neanche fumato la sigaretta. Ho lasciato che il tempo per pensare la facesse spegnere, e quello che ne è rimasto è solo cenere. Cenere. Quello che sarò stata io per me e per chi diceva di volermi bene. Sono in forte debito con me stessa. Come  ho potuto permettere all’amore di farmi soffrire e vivere la felicità con paura in questi  dieci anni? Chi sono stati loro? Chi sono stata io? … Maledetta.

Forse il mio presunto amore è bruciato vivo. Mi ha ustionato dentro…nell’anima…e quello che rimane è solo cenere che danza nell’aria per poi disperdersi nel nulla. Ma quanto è bello amare. Non posso negarlo. Amare. Mi mancano le idee che avevo. Mi manca l’ingenuità e la speranza che ero sicura di trovare nel cuore di qualcuno. Ma tutto questo non ha senso. Neanche più per me. Ho paura. Ora ci riesco …a vivere senza appartenere a qualcuno. Credo stia delirando.

Non saprei cosa volere, se non la mia felicità. Mi manchi. Forse no. Forse mi manca solo l’idea che avevo di te…ma ho capito e so, cosa devo a me stessa. Mi son  fatta rovinare gli ultimi anni di vita da voi che eravate la mia…che stronza….se fossi il mio corpo, io mi odierei. Infatti. Mi sto odiando, ma amando per la prima volta. Nella mia testa ora danza solo la parola cenere. Cenere. Solo leggera cenere dentro me. Sto in silenzio… qui al buio. Sento i battiti del mio cuore ed il sangue pulsare nelle vene. Senza di te. Senza di te sto vivendo lo stesso…io che pensavo di vivere grazie a te.

Cantuccio.

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Vorrei possedere un posticino reale tutto per me e non solo questo spazio virtuale. Potermi finalmente liberare da me stessa. Vorrei avere la possibilità di vivere in un angolo del mondo davvero come vorrei, senza vergogna ne timore di essere giudicata in un modo che non rappresenta il mio modo di essere o che potrebbe essere frainteso. Perché nella realtà, nel mondo che ci circonda, purtroppo nessuno ha la possibilità di farlo. Siamo costretti ad implodere in noi stessi per sopravvivere a noi stessi. Questo mi preoccupa. Siamo tutti quanti bugiardi quando diciamo che uno deve vivere così come è. Ma quello che sei, non è quello che ti senti di essere, e a nessuno va bene essere quello che credi di sembrare agli occhi degli altri. Nessuno sa nulla di te. Questa è la verità. E mai nessuno potrà farsi un’idea di quello che vuoi essere e credi di essere veramente. Siamo troppo impegnati a cercare di capire noi stessi, percio’ perché mai qualcuno dovrebbe avere la curiosità profonda di capire chi davvero ha di fronte ai propri occhi? Neanche colui che ti ama immensamente potrebbe davvero leggerti con la stessa chiave di lettura che tu adoperi. Per questo vorrei un uno spazio tutto per me, ma reale, da riempire con poltrone, libri, specchi, quadri, fiori, lettere, foto, borse e tutto quello che voglio, dove cantare, far finta di essere la regina Elisabetta, far finta di essere una stronza, una santa, liberarmi dalle mie paranoie che mi fanno vivere così male. Un posto dove essere quello che non si ha il coraggio di essere e sembrare. Un luogo tranquillo, dove nemmeno io potrei giudicare me stessa, dove indossare scarpe che non metto mai per uscire ma che acquisto con un colpo di fulmine aspettando la serata giusta per indossarle, un luogo dove nessuno potrà mai respirare, solo mio. 

Una musica anni 30, una sigaretta appena accesa, delle labbra rosso fuoco, delle calze troppo provocanti, e me stessa libera tra l’eleganza e la volgarità. Che meraviglia sarebbe avere il mio cantuccio personale. Che meraviglia sarebbe finalmente essere quello che sono e che vorrei.

I maschi sono donne che non ce l’hanno fatta.

 

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Non me lo sono mai detto. Non mi sono mai fatta un complimento. Ma diavolo sono una donna con le contro-palle. Me lo dovrei dire più spesso. In tre anni, ho combattuto una malattia, ho sofferto ma mi sono sempre rialzata, ho amato, non ho ceduto così tanto come pensavo, ho continuato ad immaginare che un giorno sarei diventata mamma se l’avessi voluto, ho sperato, ho battuto i dolori del fisico e quelli del cuore e della mente, ed ora ne sto uscendo fuori. Tante volte ho pensato di essere senza speranze, ferma come un blocco di marmo mentre il mondo fuori non ti aspetta. Invece sono forte. Tanto debole ma paradossalmente forte. Forse questo lo devo alla mia natura di donna.Ci penso. Ci penso spesso. Quante cose riusciamo a sopportare e a capire pur non sopportando,  morendo dentro e non capendo. Siamo toste, anche davanti alla distruzione, ci lasciamo andare quel poco  ma non ci arrendiamo mai, riusciamo a vedere e sentire dentro il buono delle cose, e giorno dopo giorno impariamo sempre più a capire che significa portare pazienza. La PAZIENZA. Ne abbiamo tanta, forse a volte troppa. Ma ci aiuta davvero. Il nostro cuore è davvero un oceano, non  ne conosciamo la  profondità eppure, sappiamo che riusciamo sempre ad oltrepassarne i limiti. Siamo toste. Oltre ad affrontare i problemi noi li viviamo, e questo si che fa la differenza. Perdoniamo senza dimenticare, e ci vuole un gran coraggio per fare questo. Amiamo mentre soffriamo. Comprendiamo anche quando non c’è nulla da capire e giustificare, e resistiamo, perché arriva un momento in cui ce lo dobbiamo. E non c’è altro da dire. Nessuna è crocerossina, nessuna è una santa, nessuna è una puttana. Siamo un po’ di tutto e riusciamo ad esserlo. Noi. Io.

Apnea.

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Non respiro. Perché manca l’ossigeno. La terra sotto i piedi non ho. Sono sottoterra, ho perso la stabilità. Respiro in apnea.Vivo morendo. Muoio vivendo. Chi reagisce all’amore che d’ora in poi mancherà?  Io non riesco. Chi sa come fare quando ti hanno strappato il cuore?Io non capisco. Io non voglio capire . O forse si. Non so più nulla. Neanche chi devo essere. Cammino, mi siedo, osservo, esco, parlo, dormo ….in apnea. La tensione di immaginare quel che sarà nella mia mente si fa sempre più imponente. Ho paura. Non voglio. Non voglio pensare , perché cosa potrei pensare? Pensare al peggio per abituarmi o al meglio per illudermi? Io non ho più forze nella vita di combattere il mal d’amore. Ho combattuto tante difficoltà, ma  ora no…mi ha tolto in passato già tanto, ed ora mi sta strappando gli ultimi pezzi dell’anima rimasti …questo che chiamavo amore. Ma è allora amore. 

Rimango qui, cercando forze in apnea. 

Paura di perdersi.

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Avete mai provato la paura di perdere qualcuno? 

Per me è terribile. Mi Blocca il respiro, mi fa rimanere in apnea, mi blocca l’appetito e la salivazione. Mi mette ko. Mi fa diventare completamente pazza, perché forse qualcuno staccherà il mio cuore e fa un male terribile solo il pensiero. Ho terrore di perderti. Ho paura di perdermi. Ma perché perdersi cosi? Perché perdersi proprio? Perché uno dovrebbe migliorare se stesso perdendo se stesso? Come potrebbe vivere? Cosa potrebbe imparare? 

Io odio perdere qualcuno. Non odio perdere. 

Io soffro nel dover a tutti i costi dimenticare qualcuno  per dimenticare me. Come si sopporta questa sofferenza? Come si può rimanere lucidi se una parte di te ti viene strappata via dalla vita? Come si fa ad accettare che quello sarà il tuo ultimo saluto che fai a chi ti è più caro al mondo? Nel pratico della vita come si fa? Io non riesco a vivere per non aver potuto vivere. 

Io credo nell’amore, in tutte le sue forme. Credo che amarsi significhi non perdersi mai per ritrovarsi. Perché amando l’altro uno ritrova se stesso. 

Ma la vita ti fa andare via. Ed è una grande stronza. Ed io lo sono. Lo sono tanto. Sono stronza perché le cose me le vivo sempre male, e le carte a volte non le gioco proprio. Il cambiamento è sempre una cosa ambigua. Ma fino ad ora per me mai è stato solo opportunità. Sempre e solo limiti. Ulteriori. 

Il coraggio è fatto di paure, diceva la grande Fallaci, ma io provo tante paure,senza trovare coraggio. Io il coraggio lo trovo condividendo la mia vita con le mie cose più care, ma non da sola. Perché essere soli a cosa serve? Che qualcuno provi a darmi una risposta. La solitudine mi piace, ma quella che mi creo io anche attorno agli altri o da sola. E sola ci so stare. Ma come fa chi riesce a vivere  senza essere dipendente dall’affetto e dall’amore? Come si fa? 

Ho paura. Ho paura di perdermi. Ho terrore di perderti. Perché perdersi? 

Dove sei?

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Ti guardo. Da vicino. In una foto. Nei miei pensieri. Mi ritrovo senza parole. Ho lo stomaco in gola. Mi sto agitando. Mi sento pesante.Ti sento distante, sembro inesistente nei tuoi pensieri. Ma io sono qui. Perché non mi vedi? Sono qui che ti amo, ti sto sorridendo, anche i miei occhi lo  stanno facendo…come le mie mani, i miei denti, ogni cellula del mio corpo. Ogni mio respiro ti sta cercando , ogni mia paura teme il cambiamento…ma voglio stare qui davanti ai tuoi occhi per continuarti a guardare, da vicino. In una foto. Nei miei pensieri. Anche se non mi vedi.